LETTERA AD UN CARO AMICO

02/12/2016

Al mio amico don Aldo,
nel dicembre del 1998 il Sindaco Pillitteri mi ha notificato che sarei stato tra coloro che avrebbero ricevuto l’Ambrogino d’Oro. Io da veneto un po’ ritardato e sempre contadino, mi sono fatto una risata.
Già tra medaglie, lauree e menzioni varie, i miei avevano riempito la parete del mulino nella Cascina, perciò, facendo una figuraccia ignominiosa, ho appreso la notizia come una delle tante. Avevo troppi problemi in testa e troppe speranze in pancia: Parco Lambro, droghe, terrorismo, Stazione Centrale, prostituzione, Aspromonte, Domenica In, comunità, unità mobile, minacce.
Tutte queste cose messe insieme non mi lasciavano nemmeno quel quarto d’ora d’aria che danno anche ai carcerati per godermi e rilassarmi. Il buon Pillitteri, i miei collaboratori e coloro che avevano fatto di tutto per farmi arrivare ad un premio così prestigioso, hanno incassato il colpo e si sono confermati nell’idea che don mazzi è fatto così!
Quando invece, il sette dicembre, mi sono trovato nel salone del Comune tra nomi di onnipotenti, sono caduto dalle nuvole: Trussardi, Eco, Berlusconi, Pirelli, Tortora, Pisapia. Più tardi ho capito l’importanza e il ruolo esercitato da fior di personaggi per arrivare dove io, da ignorante, ero caduto come un salame.
Sono passati gli anni, mai sono passate le battaglie perché il bene vincesse sempre sul male, oggi, sapendo quanto significhi questo Ambrogino (tanto per cambiare essendo d’oro la medaglietta, è durata poco e, sulla parete del mulino, non è mai comparsa) sono felice, caro Aldo, che lo diano anche a te.
L’amicizia più che fraterna, ricca di intelligenza, di umorismo, di intuizioni sempre più indovinate e di aiuti ai miei disperati, ci hanno fatto trovare molto spesso spalla a spalla, o addirittura abbracciati, come raramente accade anche tra preti.
Dimentica per un momento le tue sofferenze e le altre cose che non voglio nominare, ma che so quanto ti facciano soffrire, per godere “te stesso” non solo la medaglia d’oro, ma tutto quello che ci sta dietro al tuo grande lavoro educativo e culturale.
Qualcuno ti coprirà di elogi, io invece mi accontento di dirti che: “L’educazione è l’arte che aiuta il corpo a dipingere l’anima”. Tu hai dipinto migliaia di corpi e di anime a genitori e figli. Ora dipingi anche la tua anima. Anzi, è giunto il tempo che tu la faccia cantare!
Ti spiego il miracolo che hai fatto. (Rubo alla Merini). “Il sole dei giovani milanesi, molti, l’hanno pensato un sole stanco, che trema come una stella e non si fa vedere, ma solca le acque d’argento solo nei notturni clamori. Ma tu che hai le mani piene d’amore per questi giovani, contro tutti hai capito che pure loro sono fanciulli attenti al loro pudore. E hai vinto!”.

Don Antonio Mazzi