UNA SPOSA SI RECA ALL’ALTARE CON IL CANE, IL PRETE LA CACCIA VIA. CHI HA RAGIONE?

21/02/2017

Quel parroco di una parrocchia napoletana è uscito di senno perché una promessa sposa gli ha chiesto di portarsi anche il cane vicino al banchetto il giorno del suo matrimonio. La sposa ha esagerato, dichiarando più affetto per il cane che per il futuro marito.
Ma, con un po’ di pazienza e di comprensione, credo che la richiesta non fosse poi così sacrilega e assurda. Il parroco, la domenica dopo, durante l’omelia ha voluto spiegare il suo atteggiamento e la qualità del suo delirio di rabbia.
“Non sono stato molto diplomatico”, ha ammesso, “e non posso dirvi cosa ho risposto. Posso solo dichiarare che dopo mi sono dovuto confessare”. Perciò, data per scontata la stranezza della richiesta, sono io a domandarmi come un prete possa andare così fuori di testa da dover ricorrere alla confessione per tranquillizzare la sua coscienza.
Tra le creature del Signore ci sono gli animali, come i fiori, come le pecorelle. E spesso, durante il periodo natalizio, con la scusa del presepio, in chiesa arriva di tutto, di più, asini e buoi compresi.
Io non vedo niente di così terribile e in qualche modo avrei cercato di salvare il tutto, con un po’ di prudenza e ironia. Non vorrei aggiungere niente di più e, tanto meno, andare a ripescare tra le vite dei santi episodi e conferme di giustificazione della sposa e del cane.

Quello che mi preoccupa è invece l’atteggiamento del prete. Anche i più ignoranti di liturgia capiscono cosa significhi “andarsi a confessare” dopo certe azioni. Siamo proprio poveretti, noi preti! Dovremmo inorridire per ben altre cose vergognose che succedono dentro e attorno al nostro mondo ecclesiastico e confessare quelle!

Don Antonio Mazzi