CARI GENITORI, SERVE L’ESEMPIO

19/11/2018

Vogliamo ripetere che finchè nei bar le macchinette saranno richieste più delle tazzine del caffè e finchè la facilità d’accesso alle scommesse e ai giochi d’azzardo sarà insegnata e promossa attraverso i programmi televisivi, sarà sempre più difficile per noi opinionisti scrivere articoli convincenti contro questo malaffare mafioso, abbinato alle droghe, alla violenza e al malessere?
Cresce dentro di noi un disagio associato alla paura di agevolare la doppiezza, l’ipocrisia e la voglia di imitazione. Con i maggiori esperti di questo tipo di dipendenza abbiamo scritto il libro “Selfie”, pieno di interviste e ricerche, abbiamo fatto mostre, conferenze, dibattiti, ben sapendo che, mentre parlavamo, in tv, in contemporanea, la pubblicità incitava all’azzardo promettendo facili e ingannevoli guadagni con le scommesse on line e finendo sempre (come avviene per le sigarette) col il dire, in coda e mangiandosi le parole, che tali cose sono pericolose e vietate ai minori, senza farsi bollino all’angolo del televisore.
È un’ipocrisia che, lo ripeto, mi mette in crisi. Non possiamo, da adulti, a maggior ragione se cattolici, dar lezioni di morale da una parte e dall’altra chiudere un occhio perché così vuole il mercato e servire di fatto due padroni.
Da ingenui, per un po’ abbiamo anche pensato che pubblicare statistiche e ricerche per informare fosse già carità. Ma quando poi gli stessi papà e le stesse mamme che leggono che sette ragazzi su dieci scommettono non fanno niente, o, peggio, comprano per primi il gratta e vinci, che utile abbiamo portato alla società?
Serve un po’ di coerenza. Gli adulti non possono abdicare. L’educazione al gioco e al divertimento sano, soprattutto tra gli adolescenti, è uno dei lavori più difficili, pazienti e “perdenti” che ci possa toccare. Facciamo crescere nei ragazzi passioni, interessi e amicizie sane. Parliamo di meno ed educhiamo di più.
Non ci spaventi la parola “perdente”. Chi educa sa che non deve “mollare” su problemi veri. Si fa da sempre una faticaccia, eppure la pazienza e la costanza non hanno mai perso del tutto.


Don Antonio Mazzi