ABBIAMO BISOGNO DI MADRI VERE

15/05/2026


La mamma è sempre la mamma anche se da qualche tempo succedono cose strane pure in questo “settore”. Mamme che uccidono i loro bambini. Mamme che “fuggono” di casa con figli perché bisognose di aria nuova. Mamme pronte a difendere il tesorino contro qualsiasi osservazione educata dell'insegnante, dell’allenatore, del vicino di casa, del prete dell'oratorio. Mamme che vedono i figli al mattino e poi direttamente alla sera. Per il resto della giornata li affidano alla babysitter o ai ritrovati nonni (fortuna ci sono i nonni!). Il mondo non può permettersi di perdere le madri vere!

L’esempio di due grandi donne

Non posso non citare una grande madre, che abbiamo conosciuto in questi giorni: la signora Anna Mazzetti, mamma del campione Alex Zanardi. Ho letto una sua intervista sul Corriere della Sera in cui racconta, “Io ho perso una figlia, poi un marito e ora… però sono sempre stata tosta. Ho fatto 16 anni di volontariato con i malati terminali. Abbiamo lavorato tanto, io per comprare le gomme quando lui correva con i kart, mio marito per mantenere la famiglia. Non abbiamo mai pensato che potesse diventare un lavoro per nostro figlio. Era una passione, un modo per stare insieme la domenica”. E poi, ricorda un tratto caratteriale del suo Alex che mi piace riportare: “Aveva un’ironia che non negava il dolore, ma lo rendeva abitabile”. Una madre vera, un figlio vero.

E poi, voglio portarvi un altro esempio di madre, che non ha voluto rinunciare a essere madre e lavoratrice insieme: la scienziata Amalia Ercoli Finzi, la "mamma" della missione spaziale Rosetta, una delle più importanti esperte al mondo di ingegneria aerospaziale.
Come ho letto nella rubrica del Corriere della Sera, la 27esimaora: “È stata pioniera in tutto, anche per quel modo acrobatico e difficile che hanno oggi le donne si stare nel modo lavorativo, con tate capriole quotidiane”. Ha capito da subito che non avrebbe rinunciato a niente, né alla sua passione né alla famiglia: «La vita familiare non mi sarebbe bastata, adoravo i miei figli ma l’idea di passare la giornata con loro, con i ritmi lenti della signore della buona società, non mi andava bene».
Ha avuto quattro maschi e una femmina, sempre lavorando. I primi sono arrivati a distanza di un anno uno dall’altro. «Ho cambiato trentadue babysitter, non resistevano con quattro maschi tutti in fila, la femmina è venuta dopo qualche anno. In quel periodo li mettevo sui seggioloni e li imboccavo uno dopo l’altro. Grattugiavo mele in continuazione.» Ben nutriti, ma per nulla viziati, non ce n’era la possibilità: «Con la guerra avevamo capito cosa vuol dire il sacrificio, cosa vuol dire avere paura, non sapere come sarà il domani. Quando i bambini erano piccoli dormivo anche quattro ore soltanto. E mentre dormo penso, faccio il programma della giornata, senza appuntarmelo. Conto sulla memoria».

Forza, intelligenza e concretezza

Sono due esempi di mamma, forti, di grande intelligenza e concretezza, ma anche di altre generazioni. Oggi sembra quasi assurdo pensare di poter lavorare e fare anche la mamma. Certo, non è facile, ma non dovrebbe essere impossibile. È un discorso che dovremmo allargare ad altri ambiti: famiglia, lavoro, società civile… del welfare in senso ampio.
Solo così potremo avere un futuro vero per i nostri figli.

Don Antonio Mazzi su Oggi n. 20/2026