DA RAGAZZO DI STRADA A EDUCATORE

02/03/2026


Oggi voglio condividere la storia di una rinascita con una lettera che ho ricevuto da un educatore:

“Caro Don,
provo a raccontarti la strada così come l’ho vissuta. Per un certo periodo della mia vita è stata la mia casa, la strada che mi conduceva alla panchina su cui avrei trascorso la notte, il viottolo dove vi era una macchina abbandonata, un rifugio come protezione, il viale che porta alla stazione, per stare al caldo in un vagone del treno o in sala d’attesa.
Quella strada che ogni tanto mi riconduceva nella casa dove ero cresciuto. Ad aspettarmi c’era mia madre, che di nascosto da mio padre mi faceva mangiare, lavare, cambiare e riposare. Ricordo che una volta mi disse: «Puzzi come un barbone». Ancora oggi mi chiedo come facesse a sopportare quel tanfo che lei non aveva mai conosciuto...
Ricordo strane macchine, con scritte sui lati e sirene sulla cappotta, che si dirigevano a un albergo forzato: il carcere, dove l’ambiente, l’umidità facevano penetrare nelle ossa, nella testa, nei vestiti, un odore così forte e impregnante che non dimenticherò mai.

Nel deserto si aprono nuove strade

A un certo punto mi sono reso conto che questa mia “compagna” mi stava conducendo a un vicolo cieco. Mi sentivo immerso, perso in un deserto di disperazione, dovevo cambiare la mia direzione. In lontananza vedevo una via di uscita, un traghetto. Ho scelto di prenderlo per concedermi una tregua e dare una svolta al mio cammino, inconsapevole della destinazione. Raggiunsi l’oasi...
Fu proprio una gran fortuna! L’oasi era il Parco Lambro. Mi accolse un ometto, un prete, un grande educatore, un padre che adottava chiunque lo volesse, senza troppe storie.
Inizia una nuova strada. Una strada che si interseca con mille occasioni, possibilità di incontro, di aiuto, di scambio, di relazioni, di condivisioni con il mondo.
Quell’oasi ha iniziato a portare via sempre più spazio al deserto e alla mia solitudine. E da ragazzo che si era perso mi sono trasformato, miracolosamente, in educatore.

Riappropriarmi della capacità di pensare con la mia testa mi ha portato a riflettere su tante cose. Mi sono accorto che l’educazione proposta dalla società, rigida, schematica, uguale per tutti, da manuale, non permette all’uomo di raccogliere i frutti più profondi.
Il requisito peculiare per poter essere un buon educatore è che anche lui deve essere educabile.

L’educatore deve quindi portare con sé la consapevolezza di non avere la verità in tasca, accogliere e ascoltare l’altro in maniera autentica, in assenza di giudizio e pregiudizio, essere pronto a nuove esigenze, situazioni, imprevisti che la quotidianità presenta, sentire l’odore del proprio sudore insieme al sapore della propria fatica, avere capacità di perdonare, conoscenza del dolore e della sofferenza.
Io sono convinto che ogni persona finché respira è educabile.

La strada non mi ha abbandonato, è rimasta mia compagna. Ho solo cambiato il modo di viverla. Per questo, quindi, credo di essere un esempio, l’esempio che è possibile costruire nuove strade anche nel deserto. E trovo una straordinaria conquista acquisire la consapevolezza che nel deserto si possono aprire nuove strade per il benessere comune, ma soprattutto più vicine all’Uomo”.

don Antonio Mazzi – OGGI n.9/2026