È possibile cambiare il mondo anche cambiando noi stessi e l’ambiente in cui operiamo e viviamo, perché le strutture di ingiustizia sono create dall’uomo e l’uomo può modificarle.
Il nostro impegno, per scelta, è scavare nel quotidiano per mettere i giovani, i più poveri, i più deboli, gli emarginati al centro della nostra attività educativa e formativa, cercando di integrarli nella società e renderli partecipi, per evitare di azzerarli definitivamente.
Recenti inchieste, contrariamente ai segnali che la cronaca ci racconta (figli che uccidono i genitori, femminicidi, suicidi, mafie, baby gang…) fanno risaltare che i giovani sostanzialmente sono sani e credono anche in certi valori, come la giustizia, la famiglia, l'onestà, il lavoro, il volontariato.
DAL BASSO PUO’ PARTIRE LA SVOLTA
Il mondo dei giovani, talvolta, è senza speranza, perché il mondo degli adulti è disperato. Parliamo più con l'autorità del fallimento che con quella del progetto. Spesso i giovani pagano gli errori e le deficienze di noi adulti. Oggi in Italia sono troppo pochi quelli che realmente stanno con i giovani e sanno comunicare con loro sulla strada nuova di una nonviolenza attiva e costruttiva; troppo poche e spesso nulle le occasioni in cui i giovani possono spendere utilmente la loro carica di entusiasmo e di coraggio, troppo pochi gli spazi di azione della convivenza civile, riservata quasi sempre a forme di servilismo carrieristico, troppe paure che la presenza dei giovani nelle strutture sociali porti scompiglio e rompa un equilibrio pigro ed egoistico.
È possibile, oggi, con il mondo incattivito e disorientato, sognare una metamorfosi, cioè un passaggio dalla violenza, dalla guerra, dall’egoismo alla solidarietà e alla felicità? Solo se partirà dal basso, dai bisogni quotidiani.
Il potere ha sempre diviso. Se fossimo persone dotate di logica, quando abbiamo inventato la democrazia, avremmo dovuto capire che iniziava una progressiva avventura contenente legalità, socialità, parità, pace e gioia.
Invece abbiamo dato vita a una formula politica vuota dei contenuti paritari, ma gonfia di parole e di formule simil democratiche.
La nostra società è fondata su tre principi, a causa dei quali sia la legalità che la misericordia vengono terribilmente indebolite. E sono: il potere, il denaro e la politica che da servizio si è trasformata in ideologia. Smontando quel troppo di spirituale che c’è nel concetto di misericordia e immergendolo nella quotidianità più genuina e laica, forse ci potremmo trovare davanti, a nostra insaputa e con il minimo dei costi, quella speranza, senza la quale nessuna democrazia, nessuna politica, nessuna fede potrebbe avere successo e umanesimo dotato di civiltà, di solidarietà e di benessere.
Ai giovani d’oggi voglio dire: non ascoltate quegli adulti che vi dicono che vivete solo di rabbie, paure e depressioni. A voi mancano i liberatori, i Noè, i Mosè, il Cristo “non ecclesiastico”. Le parole “pacifici, miti, poveri, misericordiosi” le ha dette lo stesso ribelle che ha sbattuto fuori dal tempio coloro che lo usavano come luogo di mercato. Dovete credere che, se vi guardate dentro, come è successo a me, troverete il modo pacifico per fare la rivoluzione vera. Ne abbiamo tanto bisogno.
don Antonio Mazzi . n° / Oggi