Il 7 febbraio celebriamo la Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo. Ma diciamocelo chiaramente: una data sul calendario non basta se il giorno dopo torniamo a ignorare il grido silenzioso dei nostri ragazzi.
Il bullismo non è una bravata, ma non è nemmeno un destino segnato. Spesso mi chiedono perché un adolescente si trasformi in un carnefice digitale o da corridoio. La risposta è amara: il bullo è un ragazzo che non sa più sognare. La violenza, quella fisica o quella spietata di un clic, nasce dal vuoto educativo che abbiamo creato noi adulti.
Abbiamo riempito i giovani di oggetti, lasciandoli soli davanti agli schermi. Il cyberbullismo è figlio di questa assenza, di questa solitudine: è facile colpire quando non vedi le lacrime della vittima. Il bullo non è un leader, è un fragile che urla il suo bisogno di essere visto.
Dobbiamo tornare a educare ai sentimenti. Ai genitori dico: non regalate smartphone per tappare i buchi del silenzio. Alle scuole: meno programmi, più ascolto. Solo ridando un sogno a questi giovani trasformeremo la rabbia in energia pulita.
Ma attenzione: io non cerco colpevoli. Non servono solo punizioni, serve una comunità che sappia ancora guardare nel cuore dei ragazzi.
Don Antonio Mazzi – Famiglia Cristiana n.6/2026