Quando mi arrabbio, per le troppe cose storte, faccio cattivi pensieri e ragioni così: ci devono essere due dio al mondo. Un dio dei poveri e un dio dei ricchi; un dio che premia e un dio che castiga; un dio padre e un dio padrone…Poi sbolle la rabbia e chiedo perdono al buon Dio, a quello vero.
Devo ammettere che questo Dio mi diventa sempre più difficile da capire. Non mi so decidere: sarà meglio adorarlo di più e amarlo di meno o adorarlo di meno e amaro di più? Per mia fortuna, poi, di tanto in tanto vengo rapito dalla follia: e allora amo e basta.
LA MANO DELLA PROVVIDENZA
Per tre volte nella vita ho pensato che Dio fosse particolarmente cattivo con me.
La prima volta fu quando mi rubò mio padre. Avevo pochi mesi.
La seconda volta quando, a causa di un esaurimento fisico gravissimo, fui portato in ospedale, nel reparto di rianimazione, e lì vomitai sangue per giorni.
La terza volta che dubitai dell'amore di Dio fu quando rimasi coinvolto in un incidente stradale sulla strada per Nomadelfia, un frontale con una macchina della polizia dal quale uscii con due ossa del braccio sinistro tranciate e la faccia distrutta. Alla guida dell'auto c'era un ex terrorista a me affidato.
Oggi, mentre prego, capisco che queste sono state le tre più grandi chiamate che Dio mi ha fatto.
La prima perché il vuoto lasciatomi dal padre, mi ha permesso di colmarlo facendo il padre degli ultimi.
La seconda perché mi ha fatto capire che gli studi classici e il pianoforte non sono i primi valori nella vita di un giovane: infatti in quel periodo studiavo e suonavo ininterrottamente giorno e notte.
La terza, che reputo la chiamata più forte (non riesco infatti a capire come posso essere ancora vivo dopo il frontale che ha completamente distrutto la Volvo su cui viaggiavo e la macchina della polizia), mi ha finalmente fatto capire quale deve essere il costo dell'amore.
Difatti da quell'incidente l'unico uscito quasi illeso fu l'ex terrorista che stava alla guida. Io ero conciato come ho già detto, ed anche i due poliziotti sono stati in ospedale, uno quattro mesi e l'altro o poco più o poco meno.
Quando mi ripresi dopo l'incidente e mi ritrovai disteso sull'asfalto, in mezzo alla strada e in una pozza di sangue, mi arrabbiai con il Signore. A fatica guardai Mario, l'ex terrorista: se avessi potuto l'avrei distrutto.
Soltanto alla sera, dopo sei ore di autolettiga, in un letto dell'ospedale di Verona, riuscii a riconciliarmi con il Padreterno, perché, aprendo la Bibbia con una mano sola, mi capitò il brano dell'Apocalisse nel quale si descrive l'ira del Signore verso quel vescovo che, non essendo né caldo né freddo, non poteva essere uomo del Vangelo.
Mi vergognai e capii che dovevo finalmente uscire dalla cosiddetta tiepidezza, perché non potevo dirmi a parole “uomo del Vangelo” se poi, nei fatti, non ero capace di vedere la mano del Signore proprio nei momenti più provvidenziali.
Signore! Ora sono (ancora) vivo e forse, se non fossero accaduti questi tre fatti nella mia vita, sarei ancora a cercarti su vie magari meno dolorose, ma certamente meno vere.
Grazie!
don Antonio Mazzi . n°19 Oggi