QUANTO CONTA UN PADRE PER I FIGLI

19/03/2026


In questo periodo ricordiamo San Giuseppe che per tradizione è diventata la festa di tutti i papà.
Nella mia vita mio padre è stato il grande assente. E non per sua colpevole mancanza e disinteresse – come a volte purtroppo capita -, ma perché mio padre è morto quando avevo tredici mesi. Non l’ho mai conosciuto.

Come potrò parlare della paternità oggi, io che un padre non l’ho mai avuto? Lo farò perché, ne sento un forte debito.

Era il 1930, davvero un’altra epoca, ma il dolore causato dalla sua mancanza è stato lo stesso che proverebbe un qualsiasi bambino e ragazzo dei nostri giorni.
A causa di questo tormento, negli anni sviluppai una profonda sensibilità di sguardo, ma anche un certo senso di ribellione. A scuola da ragazzo, ero insofferente alle regole, inquieto e perciò indisciplinato. Ero un caratteriale.
La progressiva scoperta e definizione di me stesso non avvenne nell’ambito di un sano conflitto con la figura del padre che, allora rappresentava l’autorità suprema nella vita dei figli.

Un vuoto alla base delle mie scelte
Proprio per l’assenza di mio papà si è sviluppata in me una profonda nostalgia. Invece di “uccidere il padre”, cosa per me impossibile, era inevitabile che idealizzassi la paternità, e questo fu il seme da cui ebbe origine la mia vocazione di prete. Quando la percepii, essa aveva la forma esatta del desiderio invincibile di farmi padre di tutti.
Purtroppo, la morte improvvisa di mio padre ha provocato in me, più che una sofferenza, un vuoto. Vuoto è la parola esatta.
Non avrei mai fatto quello che sto facendo se questo vuoto così forte non si fosse imposto in me come l’esigenza radicale, intensa, di essere padre.
C’è una convinzione che in me si è radicata solo nel tempo: la paternità la trovi là dove l’amore la crea e la mette a disposizione di tutti.
Una paternità che cerca e individua le strade su cui esprimersi. E quando la incontri, ti fa sentire protagonista sulla scena del mondo.

Agire con giustizia e fermezza

Per un padre capace di vero amore, la protezione, l’accudimento, l’istruzione e l’educazione dei figli non sono una specie di lavoro pesante ma sono un investimento straordinario e (permettetemi) dolcissimo.
E le nostre potenzialità trovano serietà, serenità e risorsa dentro le sagge parole di nostro padre.
Per un figlio, sapere di godere della fiducia di suo padre è garanzia di crescita in Autonomia, Autostima, Affettività e Apertura al mondo.

Il padre che investe su di te non ha paura di perdere con te né tempo, né pazienza, né risorse. Un padre così vede i tuoi difetti e chiama per nome i tuoi errori: ma lo fa con giustizia, e quando necessario con fermezza, proprio perché sa in chi ha investito.
Si tratta, peraltro, di un padre “interessato”, proprio come deve essere chiunque faccia un investimento importante Un padre così è disposto a perdere e a trascurare i propri interessi, ma per il figlio vuole il meglio, perché crede davvero di poterlo ottenere.
È il tronco sotto il quale il figlio sa di poter affrontare le scelte più importanti.

Don Antonio Mazzi - Oggi n 12/2026