SEDUTI A TAVOLA GUARDATEVI IN FACCIA

13/03/2026


Continuo a condividere storie e testimonianze, sono il risultato del lavoro di formazione che faccio con i miei ragazzi ed educatori, il racconto del proprio vissuto, un diario autobiografico che nasce a volte dalle suggestioni su alcune parole.

Questo è quello che ha provocato in G. la parola “tavola”: “La prima tavola che mi viene in mente è quella di casa dei miei genitori, attorno alla quale ho imparato molto, dove ci siamo detti tanto e dove abbiamo litigato tanto, ma dove eravamo sempre noi, con pregi e difetti.
Poi mi è venuto da fare un paragone tra la tavola di ieri e quella di oggi e mi sono resa conto che ieri attorno alla tavola si creavano un sacco di problemi e oggi invece si risolvono. E qui ho visto il volto di mia madre, di quando eravamo tutti riuniti ancora attorno a quella tavola, e mi sono commossa.

E infine, sono arrivata alla tavola di casa mia, quella in cui cerco di incontrare il più possibile F. e dove tornerei a risedermi, soprattutto la sera, quando c'è più tempo per stare lì a parlare, a raccontarsi, a guardarsi in faccia. E anche lo stesso momento in cui a volte mi assale anche una grande tristezza nel rendermi conto che c'è ancora tanto lavoro da fare e che oggi quel lavoro sembra molto più difficile di ieri.

Molto spesso nella mia vita mi sono sentita un po’ come San Matteo, che prima di diventare un apostolo era un pubblicano, un traditore del suo popolo. Eppure, quest'uomo, inviso e disprezzato, ha trovato Gesù, che non solo non lo evitava, ma lo cercava, lo interpellava e lo invitava a seguirlo. Quella chiamata lo riscattava dal generale disprezzo, gli offriva una vita nuova.

Sì, pensare alla tavola mi ha fatto pensare a questo: ero seduta in un luogo cui mi sentivo giudicata, evitata… e poi, quando sono arrivata in uno nuovo (a Exodus), queste sensazioni si sono via via attenuate, se non sono svanite. Mi è stato chiesto di cambiare per diventare una persona migliore; non so se lo sono diventata, ma cerco quotidianamente di affrontare quel viaggio interiore cominciato ormai vent’anni fa.

Un padre a volte burbero

Questi vent’anni non sono stati sempre facili e non sempre è stato facile fidarsi anche di te, Don, che sei un padre a volte severo, a volte burbero, a volte dolce e a volte assente fisicamente, perchè preso da tanti impegni. Ma ho comunque sentito che però sei sempre la spalla, a volte solo ideale, sulla quale poggiarmi per ricostruire la mia vita.

Quello che spesso mi ha tenuta lì e non mi ha fatto cedere è stato il ricordo di una sera a una cena in comunità: ero seduta accanto a te e a un certo punto mi hai abbracciata e mi hai detto di essere il mio padre putativo e io mi sono sentita veramente figlia... E quindi sì, anche domani sarò seduta alla stessa tavola con lo stesso cuore, anche se spesso mi sento inadeguata e credo che forse qualcosa in me va ancora aggiustato.

Quindi credo che, per sedersi attorno alla tavola e per essere salvati da essa, devo io per prima mettere da parte la paura di essere giudicata, o peggio, la presunzione di essere il migliore e la paura di lasciarsi andare perché non ci si fida l'uno dell'altro. Lo dico, ma non è facile”. Questa la tavola per G. E la tua?

Don Antonio Mazzi su Oggi n 10/2026