Teniamoci stretti gli educatori

17/06/2026


Condivido una lettera che ho scritto per i miei educatori un po' di anni fa e che ho voluto riproporgli nei giorni scorsi in un momento di formazione e itineranza, che noi chiamiamo il “Piccolo Esodo”. È nata come una lettera intima, a tratti faticosa, e, sembra assurdo, il tema purtroppo è ancora molto attuale. Si discute tanto della figura dell’educatore, meno dell’educazione. E noi del Terzo Settore fatichiamo a farci ascoltare, soprattutto a far capire che se perdiamo i “social worker”, come vengono chiamati ora le figure professionali come gli educatori, perdiamo tutti.

“Ci sono cose importanti che vanno fermate altrimenti il tempo se le porta via se non le trasformiamo in memoria.
Ci sono esperienze che ci portano a toccare il cielo con un dito, ci fanno sentire speciali, scelti fra mille, ci danno pace al cuore e mettono a tacere tutte le sofferenze; creano delle sintonie inaspettate, fondono i cuori e le menti, alimentano il fuoco del bene tanto da non contenerlo; sono moltiplicatori di bene, come una conca che riversa tanta acqua, come quel bene che creato non trova posto in un cuore solo.
Miracolo! Noi educatori siamo il primo risultato di incontri di persone normali che sanno rendere speciale la normalità, trasformando l'avventura come fosse l'unica, irripetibile per noi, come se fosse per l'eternità.
E ci sono cose che ci stanno un po' strette, che ci tirano di qua e di là, che non ci vestono come noi esigeremmo, che non vorremmo avere tra i piedi, ma che fanno parte del nostro cammino. E lungo il cammino spesso ci sono quei sassolini nella scarpa scomodi e fastidiosi. Dobbiamo trasformare in miracolo anche i sassolini fastidiosi.
Per voi sarà strano, ma è lı̀ che trova posto il sentimento a volte contrastante della gioia e del dolore, del riso e del pianto, della gelosia e della libertà, dell'accompagnamento silenzioso e della voglia di protagonismo, della disistima e dell'insicurezza.
Sentimenti che fanno a pugni fra loro, a volte fanno capriole, a volte ne emergono uno più dell'altro. Questi piccoli fastidi ironizzati vi permetteranno di leggere la storia, piccola e grande, di dare priorità alle cose piccole e grandi, di uscire sistematicamente da voi, guardare il mondo con occhi speciali.
Sfruttate il significato del presente per leggere le sconfinate potenzialità del futuro. A volte potrete non sentirvi all’altezza, non dare o non dire a sufficienza quanto ci si aspetterebbe da voi. Ma avete scelto questo mondo in questo periodo… e in esso camminate.
I camminatori veri sanno dove appoggiare i piedi e dove appoggiarsi con le mani. Come il "lampadiere": colui che mette la luce in cima alla canna e mette la canna sulla spalla con la luce rivolta all'indietro, in modo che altri possano seguire tranquillamente il sentiero. Mi sono chiesto come può il lampadiere vedere il sentiero. Mi piace pensare che ci sia un cammino già tracciato, un terreno sicuro dove appoggiare il piede solcato da migliaia di tracce che altri prima hanno lasciato. Così il cammino del "lampadiere" risulta sicuro. E’ forse questo, lo stare dalla parte buona della vita?”

Credo che questa domanda e queste parole possano parlare a tutte le figure educative adulte, con uno sguardo rivolto al futuro, che è già domani.

Don Antonio Mazzi

don Antonio Mazzi . n°24 /18/06/2026 Oggi