Oggi vorrei parlarvi delle donne. Vorrei tanto che quando arriva la Festa della Donna, oltre a ricordare le madri e le donne che hanno combattuto per i loro diritti, ricordassimo le donne che ancora oggi combattono tutti i giorni, in nome dell’amore, confuso, malato, maltrattato.
Ci sono troppe donne che non hanno più voglia di marciare e nemmeno il fiato per dire che esistono. Loro, un figlio o un marito che porti una mimosa da mettere al centro del tavolo, lo stanno ancora aspettando.
Quando penso alle donne, penso alle migliaia di mamme dei ragazzi che sono passati nelle mie comunità Exodus in quarant'anni. Sono madri che per anni hanno vissuto con la morte dentro il cuore, madri che hanno consumato tutte le loro lacrime, madri che non hanno avuto un giorno e nemmeno un'ora per sorridere.
Le immagino cantare in paradiso
Quando penso alle donne, penso alle migliaia di minorenni che battono i marciapiedi o scelgono vie facili per una borsa in più o l’oggetto tecnologico di ultima generazione. Non riesco ad accettare i motivi per i quali una ragazzina arrivi a fare queste scelte. Conosco, però, i motivi per cui tanti uomini diventati bestie le usano e ne abusano. Non so se possiamo chiamarli uomini.
Quando penso alle donne, mi salta davanti agli occhi il sorriso triste e melanconico di mia madre. L'ho fatta soffrire per tutta la vita. Da adolescente perché irrequieto e problematico, da grande perché ho fatto il prete nel modo che non poteva piacere a una donna veneta, vedova e santa. Mi voleva prete vero, il classico prete che ogni mamma cattolica, ai tempi, sognava. Parroco di una parrocchia dignitosa, con lei perpetua, con tanti fedeli che amavano suo figlio, con tante pecorelle da battezzare, cresimare, confessare, assistere, con un oratorio pieno di ragazzi che giocavano.
Invece ho fatto il prete che l'ha sempre fatta piangere, soffrire, sospirare. Perché mi buttavo nelle situazioni più complicate, che avevano ben poco a che fare con il modello di prete che aveva in testa lei.
Spero che in Paradiso si faccia una grande festa intorno alle madri. Sarei felice se mia madre fosse a cantare (le piaceva la musica e aveva una voce stupenda) e a ballare con Madre Teresa di Calcutta, con santa Lucia e con la Madonna del Frassino (è una bellissima Madonnina dipinta nella chiesa di un piccolo santuario, attiguo al lago di Garda). Mia madre ne era devotissima.
Sono queste le donne che porto nel mio cuore.
Sarà sempre questa società essere così ipocrita da festeggiare la donna con cenette e regalini, in centro città e calpestarla poi nelle periferie o tra le quattro mura di una casa che dovrebbe farla sentire al sicuro, protetta, amata?
La donna dovrebbe essere festeggiata, amata, rispettata, tutti i giorni.
Le donne per me sono il verbo presente e futuro della storia. Ogni donna, ogni madre possiede la capacità di compiere "miracoli" quotidiani attraverso l'educazione. La donna è colei che permette la prima nascita di un figlio, quella fisica, a cui deve seguire una “seconda nascita”, quella sociale e spirituale, insieme al padre.
La donna non è solo una figura protettiva, ma una forza, un motore necessario e fondamentale per educare ai sentimenti e per guidare la politica verso una nuova umanità.
Viva le donne, viva la Donna!
Don Antonio Mazzi – su Oggi n 10/2026