SCUOLA, SE CI MANCA IL CORAGGIO DEL FARE

10/04/2024


Prendete una chat bot AI disponibile in Italia (Chat GPT oppure Gemini per esempio) e provate a porre una domanda tipo: “Quali sono gli elementi più critici all'interno della scuola secondaria di primo grado in Italia e quali correttivi si potrebbero introdurre?” e anche “quali sono le principali carenze educative nella scuola secondaria di primo grado”

L’algoritmo vi risponderà in maniera piuttosto dettagliata sia nelle parti di analisi dei problemi e sia nelle soluzioni che si possono adottare. Io ho provato a farlo ed è uscito un elenco di criticità e di possibili correttivi lungo un paio di pagine: dispersione scolastica, didattica poco innovativa, mancanza di personalizzazione, scarsa attenzione alle competenze trasversali, disaffezione alla lettura, bullismo e cyberbullismo, sovraccarico di compiti, mancanza di supporto psicologico, inadeguatezza degli edifici scolastici, disuguaglianze socio-economiche, valutazione eccessivamente focalizzata sui voti, mancanza di dialogo tra scuola e famiglia. Per ogni punto viene fatta una descrizione generale e viene suggerito un correttivo.

Nessuna delle scuole che conosco e con le quali lavoriamo corrisponde in pieno alla descrizione proposta dalla chat bot, ma tutte presentano almeno parte dei problemi messi in evidenza. Ciascuna poi a modo suo. Gran parte dei dirigenti e degli insegnanti che incontriamo conoscono evidentemente meglio delle chat bot i problemi delle loro scuole e d’altra parte non può che essere così perché le chat bot non sono intelligenti e in più non sanno le storie particolari delle singole scuole. Ciò che “sputano fuori” le chat bot è solo frutto di innumerevoli dibattiti e analisi che sono state fatte in questi anni su tante riviste, convegni, studi da parte di tantissime persone che si sono interrogate sulla crisi della scuola italiana e, ci possiamo anche aggiungere, sul disagio degli adolescenti, nella scuola ma non solo.

Gli algoritmi ci restituiscono quello che è un po’ il livello di acquisizioni condivise sullo stato dell’arte. Insomma: le cose si sanno. Certo non deve smettere mai la riflessione critica sui fenomeni che osserviamo ma il dibattito sulla scuola ha prodotto molto in questi ultimi anni, già prima del Covid. Chi si interroga sui problemi della scuola ha davanti agli occhi un quadro piuttosto definito e ciò vale per gli insegnanti che non si accontentano di fornire nozioni aggiornate ai propri studenti, per i dirigenti che vanno oltre ai risultati dei test Invalsi, ma anche per i genitori quando guardano con attenzione i loro figli che attraversano il tempo della adolescenza.

Le analisi sui problemi della scuola ci sono e si conoscono bene, così come i rimedi possibili: sono in atto, infatti, in tante parti d’Italia tante valide esperienze che mostrano come sia possibile ovviare alle storture presenti. E allora dove è il problema?

Credo che il problema non siano i soldi (per favore almeno adesso, in tempo di PNRR non avanziamo questa scusa) ed è solo in parte la burocrazia. Questa purtroppo resta e opprime non poco le spinte innovative ma il punto vero è che manca il coraggio. Il coraggio di fare, non solo di dire, denunciare, prospettare nuovi scenari ideali. Il coraggio di praticare strade possibili oggi. So di semplificare in modo brutale la questione e che questa affermazione è esposta a mille critiche ma vi prego, facciamo un esame personale di coscienza, come si diceva una volta, e vedremo con onestà che un passo verso un miglioramento della “mia” scuola è possibile. E questo a tutti i livelli, sindacati compresi.

Franco Taverna – Coordinatore Area Adolescenza e Povertà Educativa Exodus